La Storia del Comune di Luzzi

Cenni storici

Fonte: Luzziportal.it

Si suppone sorga al posto dell’antica Tebe Lucana fondata nel IV secolo a.C. Infatti, in alcune sue contrade, “Seppio Grippa” e soprattutto “Muricelle”, sono stati ritrovati importanti reperti archeologici, come lapidi, resti di una statua e suoi svariati frammenti, parti di una pavimentazione a spina di pesce e un’intera necropoli romana, che testimoniano come in quei siti si sviluppava la cittadina della magna Grecia “Thebae Lucane” distrutta poi dalle varie guerre che si susseguirono, e che costrinsero i suoi abitanti a trasferirsi su una delle antistanti colline, quella dove oggi è situata Luzzi, per trovare rifugio ed avere un punto di più facile difesa.

Deve il suo nome, con molta probabilità, ad una famiglia normanna al seguito di Roberto il Guiscardo che la ebbe come feudo (Lucij), anche se secondo alcuni il nome potrebbe derivare dai “lucci”, un pesce che popolava il torrente Ilice che scorre a sud del paese, infatti, sono ancora oggi raffigurati nello stendardo cittadino. Dopo il casato dei Luzzi, appartenne ai Viscardi (o Biscardi) e poi a Tommaso d’Aquino.

Giuseppe Marchese

In seguito fu annessa allo stato di Bisignano, ma dopo la confisca dei beni ai Sanseverino, fu poi affidata alla famiglia Somma, quindi ai Spadafora e, dal 1614 al 1806, alla famiglia di Cesare Firrao, ai quali subentrarono i francesi. Fra i personaggi illustri vanno certamente menzionati Giuseppe Marchese (nella foto a sinistra), noto politico e storico, Cesare Firrao, poeta e storico, il cardinale Giuseppe Firrao, Nunzio Apostolico e Segretario di Stato sotto il pontificato di Clemente XII, il pittore Emilio Iuso conosciuto come il “Piccolo Giotto delle Calabrie” e Cavaliere del Santo Sepolcro, Giuseppe Cosenza noto pittore e scrittore a livello internazionale, Luigi Genesio Coppa apprezzato poeta e stimato uomo politico e Francesco Smurra senatore e sottosegretario al Ministero della Pubblica Istruzione dalla VI all'VII Legislatura.

Di particolare Interesse sono i resti del grande complesso monastico-religioso dell'Abbazia della Sambucina, fondata intorno alla secondo metà del sec. XII, divenuta ben presto casa - madre dell'Ordine Monastico Cistercense e prototipo dell'architettura gotico - ogivale nell'Italia meridionale. Nel Medioevo, periodo di suo maggiore splendore, ospita illustri personaggi storici come il profeta dello Terza età Gioacchino da Fiore, il "magister sententiarum" Pietro Lombardo ed il famoso glossatore Francesco Accursio.

Oggi, nella porte absidale della chiesa resta un importantissimo affresco: "Madonna con Bambino" del 1401 ed una grande pala d'altare del tardo '600 napoletano, attribuita al Barbalunga, raffigurante L' "Assunta in Gloria". Numerose sono le chiese nel centro storico, tutte importanti per i capolavori di pittura che ne conservano.

In quella di Sant'Angelo si custodisce: la tela di 'S. Mario delle Grazie" opera della scuola di Leonardo da Vinci; l'Altare ligneo policromo, di particolare bellezza (considerato monumento nazionale) e il fonte battesimale in pietra tufacea con motivi scultorei in stile romanico.

Nella chiesa dell'Immacolata esistono due eccezionali opere dl pittura: l'Assunta in Gloria con Angioletti, che è una classica opera di Luca Giordano e la tela dell'Annunciazione. esecuzione alla maniera di Francesco Solimena.

Nella Chiesa di S. Giuseppe si conservano: il corpo dello Santo Martire Cristiana di S. Aurelia Marcia con lastra catacombale di arte paleocristiana e la stupenda tela del “S. Gennaro in Estasi” riconducibile al virtuosismo di P. Novelli e al realismo della poetica del Vaccaro.

Nella chiesa della SS. Natività è custodita lo tela "madonna del Rosario" del '700 napoletano; mentre in quella delle petrine si trovo un raffinato dipinto del manierismo che raffigura una 'Fuga in Egitto".

Nelle rimanenti chiese di S. Francesco, dei Cappuccini e del Santuario della Cava vi si trovano altri apprezzabili dipinti con opere minori. Codici, Incunaboli, pergamene e documenti antichi nell'archivio e biblioteca di Casa Marchese.

Il tradizionale abito indossato dalle donne è esposto al Museo delle Tradizioni Popolari a Roma.

Nella zona archeologico (S. Vito e Sippio Grippa) sono stati rinvenuti importanti reperti d'epoca romana. Nel 1669, ha dato i natali a Giuseppe Firrao, Cardinale e Segretario di Stato di Santa Romana Chiesa. L'ospitale borgo, nella media valle del Crati, si offre al visitatore in mille vesti diverse ricche di fascino.

E' la storia quella che si respira per le strade del centro collinare, conosciuto già nel medioevo come terra di un vitigno, coltivato dai monaci cistercensi della Sambucina, una qualità d'uva da cui si ricava un doc molto apprezzato.

Il centro storico conserva ben distinte connotazioni medioevali. Tra numerosi edifici sacri, belle piazze e caratteristiche edicole votive si disegnano ballatoi, vicoletti e scalinate in pietra tipiche dei borghi arroccati sui colli. Percorrendo il cuore antico del paese si possono scoprire tracce architettoniche di rilievo nelle case e nei palazzi padronali del sei-settecento.

Mascheroni, motivi floreali e stemmi araldici scolpiti sono frutto della maestria di scalpellini del luogo.

Gli abitanti si chiamano Luzzesi.

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